pubblicato il 06/01/17

Aruna Ladva

L’Atteggiamento può essere sia qualcosa di negativo che qualcosa di ‘buono’ e desiderabile, dipende dalla propria posizione mentale che diventa la mia “postura” interiore.
In origine la parola si riferiva al carattere o modo di fare di una persona, ma al giorno d’oggi può significare anche faccia tosta, insolenza o arroganza.
Ma senza addentrarci nelle implicazioni psicologiche dell’argomento, possiamo dire che tutti hanno un modo di porsi in una data situazione, dipende solo da quanto ciò sia ovvio ad ognuno. Si può dedurre la posizione mentale di una persona dalla scelta delle parole, dal suo comportamento e da come tratta gli altri.

Qualcuno può essere intimamente una brava persona, ma nascondere un atteggiamento di superiorità, di ‘io sono meglio di te’, e di essere sempre così indaffarato da non aver tempo per gli altri.

La posizione mentale è l’atteggiamento che qualcuno prende in rapporto a qualcosa. Ad esempio, potrei avere l’impressione che intorno a me ci siano persone pigre, perché sembra che non stiano facendo niente. Questo potrebbe creare in me un atteggiamento di irritazione e sdegno e determinare il modo di rivolgermi a loro, probabilmente con parole sprezzanti o di rimprovero. Se, invece, parto dal presupposto che tutti sono fondamentalmente buoni e che fanno del loro meglio, allora la mia posizione mentale positiva mi farà assumere verso di loro un atteggiamento di apprezzamento, rispetto ed incoraggiamento.

Ancora un esempio. Se mi sembra che il mio lavoro sia una perdita di tempo, che non abbia scopo, non abbia senso, allora comincerò ad avere una sorta di rifiuto connesso all’andare al lavoro tutti i giorni e non mi impegnerò molto per dare il mio contributo all’azienda e migliorare quello che faccio o la mia etica. Se, invece, sento che il lavoro va bene, mi dà le risorse economiche per sopravvivere, traendone anche esperienza di lavoro, allora, anche se non è granchè, ne trarrò il massimo vantaggio, andrò a lavorare con piacere e con un atteggiamento di gratitudine.
Ovviamente è l’EGO che gioca un grande ruolo nel nostro modo di rapportarci. L’ego crede, di solito, di aver ragione e guarda gli altri come coloro che hanno torto. Dobbiamo liberarci dell’ego e dalla sua creazione di false posizioni mentali come “Io sono il migliore” o “Io ho ragione… Io sono perfetto..”
Perché con queste lenti, nessun altro potrà mai aver ragione e si continuerà a vivere in una bolla di false illusioni!

Un esercizio interessante può essere quello di sedersi a un tavolo e disegnare un numero 3. La persona seduta alla nostra destra vedrà una ‘W’, la persona seduta alla nostra sinistra, dirà che è una ‘M’. Infine, quella seduta di fronte la vedrà come un 4 arabo (se conosce l’arabo!). Quindi è tutta una questione di prospettiva. Non siamo solo noi ad aver ragione, ma tutti quanti.

Avere un certo atteggiamento è come mettersi certi occhiali colorati. Quando metto quelli verdi, sono convinto che tutto sia verde! Quando metto quelli rossi, penso che tutto sia rosso!
In effetti, la situazione è quella che è. La mia posizione mentale farà la differenza creando una vita felice, pacifica e gioiosa, oppure triste, piena di sofferenza e meschinità. Quindi dipende tutto da me. E, a dirla tutta, è molto probabile che le persone si comportino, più o meno, a seconda della posizione mentale che ho nei loro confronti.

È possibile cambiare atteggiamento?
Certo che sì. A volte può essere semplicemente un piccolo cambiamento nel mio modo di pensare che cambia il mio atteggiamento. Forse, cercare di vedere la stessa cosa dalla prospettiva dell’altro, può aiutarmi a cambiare la mia.

È Ora… di cambiare posizione mentale, ovvero la “postura” della mia mente.

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